Come ho gestito la balbuzie (Salvatore)
Ciao a tutti, vorrei dire due parole su come ho gestito la balbuzie e le mie esperienze.
Ah, scusate... prima di tutto le presentazioni! Mi chiamo Salvatore, ho 27 anni, sono nato a Roma, ho sempre vissuto a Gela (Sicilia) e da pochi mesi mi sono (ri)trasferito a Milano per lavoro.
Se avrete la pazienza e la voglia di seguirmi vi racconterò di come ho convissuto e (in gran parte) superato la mia balbuzie, compagna ahimé di vita fin da quando ero piccolo. A dire la verità non ricordo quando ho iniziato a balbettare, se c’è stato
qualche evento in particolare; mia mamma mi dice che fu in seconda elementare e questo è quanto.
Alle elementari appunto non è stato facile. I primi due anni ero un gran piagnone e la balbuzie non mi ha certo aiutato. Visto che insomma la situazione si complicava, i miei decisero che una logopedista era quello di cui avevo bisogno e così fu. Dopo un paio di mesi i risultati furono miracolosi, pareva che tutto andasse per il meglio e parlavo con una fluenza a dir poco ottima, purtroppo il divorzio tra me e la mia “compagna” durò solo un mesetto, poi tornai punto e a capo. Ancora oggi non capisco se il passaggio atipico fu il periodo di fluenza perfetta o la rovinosa ricaduta.
Gli anni passano e le cose non migliorano e così finisco per andare da una psicologa, (tanti) soldi buttati e niente di più. Durante il periodo del liceo non ho intrapreso alcuna terapia, perdevo tempo in attesa che “crescendo tutto sarebbe passato”. Non ho fatto nulla per quei cinque anni e quindi la mia balbuzie si è mantenuta su livelli costanti. Il riflesso nella mia vita quotidiana era evidente, come diceva il caro dott. Russo (di cui avrò modo di parlarvi in seguito), era come un cane che si mordeva la coda, un circolo vizioso: non parlavo per non balbettare, ma se non parlavo non potevo superare la balbuzie.
Insomma il liceo va, avevo i miei amici, persone preziose presenti ancora nella mia vita, ma la socializzazione non era il mio hobby preferito.
Gli anni passano ancora e arriviamo all’Università e direi che il periodo clou per me è stato tra i 20 e i 25 anni, in senso positivo intendo.
Ho iniziato questa bella carriera universitaria (in Economia e Commercio a Catania) e alle interrogazioni era sempre una cosa terribile. Il top l’ho raggiunto ahimé con l'esame di Storia Economica, interrogazione fiume di un'ora, faccia a faccia con il professore.
Com’è andata? Un disastro, il mio esame (superato alla fine) è durato “solo” quaranta minuti e inoltre non mi è uscita una sola parola in modo decente. Ho balbettato per tutto il tempo. Mi sono sentito umiliato, incapace di reggere una “chiacchierata” senza balbettare.
Da quel momento ho realizzato che così non poteva continuare, che dovevo trovare una soluzione e in tempi assolutamente rapidi. Iniziai a cercare una struttura che facesse per me tra i tanti ospedali presenti a Catania e alla fine l’ho trovata. A seguirmi per quasi due anni è stato il dott. Russo (della ASL di Catania), giovane ma competente in modo inversamente proporzionale alla sua età. Mi ha insegnato le tecniche non per eliminare la balbuzie ma per “nasconderla”, per conviverci senza che fosse più un peso. Mi si è aperto un mondo nuovo, il mio atteggiamento è completamente cambiato, il mio approccio con le persone stravolto. Prima, quando mi trovavo in un gruppo di persone ero sempre quello che parlava di meno per nascondere la propria disfluenza, per non mostrarla agli altri.
Ho imparato a gestire il mio problema, a controllare meglio la respirazione, a stare tranquillo e a fregarmene altamente quando balbettavo in pubblico. Insomma il mio atteggiamento nei confronti della vita è cambiato e in meglio e sicuramente questo mi ha reso più felice.
Da lì in poi è stato un crescendo.
Mi spiego. Fin da piccolo sentivo sempre le stesse parole: “poverino”, “non riesce manco a parlare”, “da grande...” e cose di questo genere che piacere non fanno. Adesso che la mia attitudine era cambiata avevo finalmente in mano la possibilità di gestire a modo mio quello che mi stava intorno. È incredibile cosa possa fare LA parola. Allora lì ho iniziato a pormi in modo diverso e quindi decisi di imparare qualche lingua!
Insomma, negli ultimi anni la balbuzie non è stata più un peso. Nel 2004 sono partito per la Spagna dove ho vissuto dodici bellissimi mesi nell'ambito del progetto Socrates–Erasmus. Per chi è all’università non posso che consigliare di partire. È stato semplicemente l’anno più bello della mia vita, l’ho condiviso con persone splendide, ho imparato bene una seconda lingua e ho pure studiato. Dopo quell'anno sono tornato in Italia, mi sono laureato e nel frattempo ho pure conosciuto la mia attuale ragazza con cui sto da quasi tre anni. Dopodiché, dopo una breve esperienza lavorativa a Catania, mi sono spostato a Milano per qualche mese e da lì sono partito ancora per l’estero. Decisi infatti che il mio inglese aveva bisogno di una “messa a punto” e quindi partii per l’Irlanda dove frequentai un corso d'inglese e dove sono rimasto per sette mesi.
Com’è stato coniugare una lingua straniera e la disfluenza? Non è facile. Mi è sempre stato detto che è più semplice parlare una lingua straniera piuttosto che la propria in quanto ci si concentra sull’aspetto “traduzione” dimenticandosi della balbuzie; sinceramente per me non è stato così, ma ho imparato a gestire il tutto in modo molto buono.
Adesso vivo di nuovo a Milano, lavoro in banca e la mia mansione mi piace.
Concludendo: mi sono concentrato molto sul descrivere le diverse cose che ho fatto, sui luoghi dove ho vissuto. Ho fatto ciò per dirvi che dobbiamo essere noi a gestire la balbuzie e non lei la nostra vita; dobbiamo far tutto esulando dalla presenza del vostro “problemino”, vivere e pensare come se non ci fosse, come se non esistesse.
Il mio vero blocco veniva dal fatto che non riuscivo a riconoscere la balbuzie, non riuscivo a gestirla perché semplicemente me ne vergognavo e solo io so quanto ciò mi ha danneggiato. Grazie al dott. Russo ho imparato a riconoscere il problema, studiarlo e mettere a punto le strategie mirate a superarlo.
Non bisogna vergognarsi della balbuzie, so che è più difficile quando si hanno quindici anni piuttosto che venti ma il punto di svolta è quello.
Spero di avervi trasmesso quello che ho vissuto e il modo in cui ho affrontato il problema. Se volete mettervi in contatto con me chedete pure i miei contatti all'Associazione, sarò lieto di darvi una mano.
P.S. Il prossimo passo sarà quello di imparare un'altra lingua: il tedesco... Stavolta la vedo davvero dura... :-)